Il treno a settembre 2006

Il punto della situazione

Giovedì scorso, 7 settembre a Morlupo (organizzato da Marcello Mancini, sindaco di Magliano) c’è stato un incontro “tecnico” tra gli amministratori locali della nostra zona e i politici di Regione e Provincia sul tema dei trasporti. L’argomento principale è stata la linea ferroviaria, ma si è parlato anche dei collegamenti Cotral e delle linee degli autobus comunali.

C’erano i sindaci di Sacrofano, Formello, Campagnano, Riano, Morlupo, Magliano, Rignano, S.Oreste, Ponzano, Capena, praticamente tutti i paesi della Flaminia e oltre. Per Castelnuovo di Porto c’era Ballini, assessore all’urbanistica. La controparte era l’Assessore ai trasporti della Regione, Ciani, il suo omologo alla Provincia, Civita, e l’assessore alle attività produttive della provincia, Manzi, ovvero coloro che hanno soldi e potere per fare funzionare il treno e tutto il resto.

L’incontro, pur aperto al pubblico, non è stato pubblicizzato, forse per il carattere molto “tecnico”,  burocratico e certamente poco divertente della questione. Ma il tema è per tutti importantissimo. Ecco qui un resoconto.

Primo. Tutti quanti in Regione e in Provincia sanno benissimo che il treno è un disastro. In particolare il sindaco di S. Oreste è stato il più deciso a dire che l’attuale servizio ferroviario è inaccettabile. Regione e Provincia hanno garantito che entro ottobre non ci saranno più soppressioni di corse perché sono stati assunti oltre 200 ferrovieri e sono arrivati nuovi treni.

Secondo. Anche con i nuovi ferrovieri e i nuovi treni la linea è quella del dopoguerra. Anche questo è ben noto. A OTTOBRE VA IN APPALTO la ristrutturazione completa della tratta Montebello – Riano. Un secondo lotto sarà Riano – S. Oreste. Finalmente!. La gara di appalto è un fatto concreto, non una intenzione. Vuol dire che i soldi ci sono, il progetto pure, e i lavori si faranno, tra un po’ ma si faranno. Quello che è secondo me è sbagliato è fermarsi a Riano per il primo lotto. Bisogna arrivare a Morlupo, in modo da servire prima possibile anche Castelnuovo e Morlupo. La stazione di Morlupo – Magliano, dove sarà costruito un grande posteggio, dovrebbe essere il limite del primo lotto, in attesa del secondo lotto fino a S.Oreste. Non lo dico per privilegiare Castelnuovo, ma fermarsi a Riano per pochi km non ha senso. L’Assessore Civita della Provincia si è detto disponibile a questo mio rilievo, ne riparleremo e vedremo.

Terzo. Il capolinea Cotral verrà trasferito da Saxa Rubra a Montebello a giorni, così assicurano i politici regionali. Tutte le linee Cotral saranno riviste e ottimizzate, ed entro i prossimi 6 mesi verrà anche redatto il nuovo Piano Regionale dei Trasporti, che dovrà prevedere i posteggi di scambio intermedi, come per esempio quello di Castelnuovo.

In definitiva qualcosa si muove e qualcosa si sta facendo a livello sovracomunale. Le dolenti note vengono dal nostro livello comunale, e in particolare qui da noi a Castelnuovo di Porto. Nessuno pensa a queste cose, e forse nessuno pensa e basta. Una sonnolenza invincibile contraddistingue i nostri amministratori, è così forte che non riescono ad alzare le palpebre, ogni tanto fanno un balzo, come punti da uno spillone, saltano in piedi, parlano 5 minuti a ruota libera, e ripiombano a dormire.

Il treno è fermo in galleria

Articolo pubblicato sul Corriere del Tevere di Giugno 2006

Nessuna schiarita riguardo al miglioramento del servizio ferroviario da e per Roma. Anche a Maggio ci sono stati gravi disagi per i pendolari della zona Flaminia. Varie volte sono state annullate delle corse per la mancanza dei macchinisti sostitutivi di quelli in malattia. Ci sono stati episodi di occupazione dei binari della Stazione di Piazzale Flaminio da parte di viaggiatori giustamente inferociti per la improvvisa soppressione dell’ultima corsa serale per Civitacastellana.

Esiste un notevole disagio soprattutto da parte degli studenti, costretti a prendere un treno che a volte non passa per niente.

I problemi che impediscono alla “Roma Nord” di funzionare come si deve sembrano essere sostanzialmente due: la vetustà della linea e la strutturale mancanza di personale.

Per quanto riguarda la vetustà della linea va registrato lo stanziamento di 122 milioni di Euro (240 miliardi di lire) da parte della Regione Lazio per l’ammodernamento della struttura. Di questi soldi, 72 milioni sono destinati alla tratta urbana, da Piazzale Flaminio alla nuova stazione di Montebello, e gli altri 50 alla tratta da Montebello a S.Oreste.

Ricordiamo l’impegno preso dal presidente di Me.Tro. Stefano Bianchi, nel convegno di Rignano Flaminio del gennaio scorso, del quale ha ampiamente riferito questo giornale, di rendere “urbana” per frequenza e velocità la tratta – da Roma almeno fino a Riano – entro giugno 2007.

Il secondo e probabilmente maggiore problema che affligge l’azienda Me.Tro., quello della mancanza di personale, è anch’esso riconducibile alla “vecchiaia”, questa volta non dei binari e dei vagoni, bensì delle persone addette a farli funzionare.

Oggi Me.Tro., ieri A.CO.TRA.L., prima ancora S.T.EFER, l’azienda che gestisce la Roma – Nord, con parecchi decenni di attività alle spalle, ha una età media del personale molto elevata e si trova ad affrontare il pensionamento di circa 200 lavoratori ogni anno su un totale di 2.000. E poiché non si tratta di persone con compiti generici, bensì di addetti qualificati quali macchinisti, capitreno, meccanici eccetera, l’azienda deve provvedere alla formazione e all’addestramento dei nuovi assunti, i primi dei quali, dopo anni di zero assunzioni, entreranno in attività il prossimo autunno.

E’ piuttosto evidente che si tratta di problemi gravi e strutturali, per la risoluzione dei quali non bastano né le buone intenzioni, né – a volte – gli stanziamenti di denaro pubblico.

I quali stanziamenti, quando anche ci sono, sarà il caso che siano correttamente utilizzati anche nelle pieghe meno appariscenti dei bilanci pubblici. A questo proposito va registrato un altro segnale poco incoraggiante. A metà maggio il consigliere regionale Mario Di Carlo, parte della maggioranza del Presidente Marrazzo, già assessore al traffico al Comune di Roma e perciò un esperto di trasporti, si è dimesso per protesta da membro della Commissione “Trasporti” del Consiglio Regionale del Lazio. La protesta riguarda la somma di 8 milioni di Euro, già stanziati sotto la voce “trasporti”, che sono stati destinati agli aumenti degli stipendi dei dipendenti piuttosto che al miglioramento delle infrastrutture e del materiale. Di Carlo ritiene che gli aumenti salariali non fossero obbligatori, e che essi si ripercuoteranno negativamente per gli anni a venire sui costi generali dei trasporti regionali, sottraendo risorse agli investimenti in materiale, strutture e nuovi addetti.

Buio pesto, in questo treno fermo in galleria!

Il treno del Presidente

INTERVISTA  AL PRESIDENTE DI ME.TRO. ROMA STEFANO BIANCHI PUBBLICATA SUL “CORRIERE DEL TEVERE” DI MARZO  2006

Entro nella sede della Me.Tro, sulla Tiburtina, lasciando una scia d’acqua per i corridoi di lineleum grigio. Il 23 febbraio 2006 piove a dirotto e io arrivo da Castelnuovo di Porto con lo scooter perché treni in queste ore non ce ne sono. La Segretaria del Presidente è molto gentile, accende una specie di ventilatore ad aria calda per farmi asciugare. Dopo un po’ accompagna dal Presidente. Mi siedo, ancora gocciolante e infreddolito.

“Ci vuole il treno, Presidente!”

“Eh, lo so bene. Sono pendolare anch’io. Purtroppo, vede, ci vuole il tempo che ci vuole, anche mettendoci il massimo impegno.”

Sulla scrivania c’è un vassoietto con il pranzo appena consumato lì in ufficio. Il telefono squilla varie volte. Stefano Bianchi è un uomo in trincea.

“Questa è una azienda che gestisce strutture vecchissime, concepite in un’altra epoca” .

“Che si fa, allora?”

“Si fa il possibile, ecco le cose concrete” risponde Bianchi: “Tre treni nuovi sono già arrivati. Altri cinque arriveranno uno al mese da marzo in poi. Altri 7/8 treni, è una notizia che le do in anteprima, li ordineremo prossimamente, appena avremo i fondi. Entro ottobre assumeremo alcune decine di macchinisti e capitreno che mancano. Da febbraio è aperta la nuova stazione di Montebello, con 350 posti auto, come posteggio di scambio.”

“Capisco, Presidente, ma non mi sembrano cambiamenti sostanziali. Quando finirà la vecchia suddivisione tra Roma e i paesi della via Flaminia? Ormai chi abita nel raggio di 30 km da Roma deve avere gli stessi servizi della metropoli, la stessa frequenza del treno, non le pare?”

“Certamente è così, ma in pratica siamo in ritardo di decenni” dice il Presidente di Me.Tro.”Perché, vede, non è solo questione di treni e binari, ma anche di infrastrutture di supporto. Per esempio le linee elettriche sono quelle di una volta, e non portano più di un tot di kilowatt. I cavi si scaldano e la linea salta. Lei pensi che un anno fa, quando diventai presidente di Me.Tro, si aveva a malapena una previsione del flusso dei viaggiatori. Sapevamo che la ferrovia Roma – Nord portava 75.000 persone al giorno, delle quali 60.000 nella tratta urbana e 15.000 in quella extraurbana, e basta. Oggi la Provincia di Roma e la Me.Tro stanno lavorando per avere un quadro realistico della situazione, che ci dica anche della richiesta futura dei viaggiatori su questa linea. Sarà pronto per il prossimo aprile. A questo proposito le faccio un altro esempio. Noi non sappiamo dai Comuni quali sono le reali previsioni di aumento degli abitanti o le esigenze dei pendolari. Coi Municipi non abbiamo contatti. Ci vorrebbe un coordinamento con loro, ma anche per questo ci vuole tempo, mi creda, non è facile.”

Guardo fuori dalla vetrata dell’ufficio. Bella roba: la pioggia è aumentata.

“Certo che se i Comuni non si muovono, non chiedono, non collaborano…”.

“…Da un lato. Dall’altro lato ci sono le Istituzioni sopra di noi, la Regione, il Governo, che impostano e finanziano i trasporti pubblici. La famosa “cura del ferro” dell’area metropolitana romana è rimasta sulla carta, finora. Io non posso progettare il raddoppio dei binari o quello che vuole lei, se le Istituzioni non ce l’hanno nei programmi. Devo lavorare con quello che ho, che nella impostazione risale a 70 anni fa.”

Però un segnale di novità si potrebbe mandarlo, no? Lo facciamo un treno della domenica che vada e torni dal Parco di Veio, dove si possano caricare le biciclette? I romani non sanno di avere un grande parco a pochi minuti”

“Guardi, tutte le iniziative culturali legate alla ferrovia mi trovano più che favorevole. Oltretutto il treno fermo per l’azienda è un danno, e il treno che viaggia con i passeggeri un guadagno. Vedremo. se il Parco, i Comuni, la gente lo chiederà, potremo pensare qualcosa.”

Riparto per Castelnuovo con lo scooter sotto l’acqua. La prossima volta, quanto ci metto ci metto – giuro –  prendo il treno.

Resoconto del Convegno di Rignano

La questione dei collegamenti con Roma ha avuto finalmente un punto fermo nella conferenza di Rignano di Venerdì 13 gennaio 2006.

Due, a mio parere, le cose più importanti emerse dagli interventi e dal breve dibattito:

  1. i piani sfalsati e diversi sui quali si trovano da un lato i cittadini-utenti, e dall’altro i responsabili politici- amministrativi.
  2. la unanime volontà di viaggiare su ferro e non su gomma, ovvero in treno e non in macchina.

1 – La scollatura tra politica e cittadinanza non è un fatto locale, ma rispecchia un sentire molto diffuso. A Rignano si è avuta la riprova, soprattutto nei toni, di quanto si sia ristretto il terreno della partecipazione alle strategie e alla politica amministrativa, e come il cittadino- utente applichi ai servizi pubblici gli stessi criteri di giudizio che usa verso i servizi privati. Si vuole qualità, insomma, e il treno deve essere pulito, in orario, e con personale sorridente e gentile. Sembra definitivamente tramontata l’era del servizio pubblico carente, dal quale si può accettare il ritardo, o la sporcizia, o la lentezza in quanto pubblico e semi-gratuito. Nessuno si è lamentato delle tariffe. Tutti della qualità del servizio.

2 – Nonostante il tema del convegno lasciasse aperta ogni soluzione al problema dei trasporti, compresa quindi la costruzione di nuove strade per le automobili, sia la cittadinanza che i responsabili politici – amministrativi hanno sottolineato che è il treno e non l’auto il futuro dei collegamenti con Roma. Non occorrono quindi né allargamenti della Flaminia, né nuove strade verso Roma. Vanno migliorati i collegamenti trasversali stradali Flaminia – Salaria – Tiburtina, in modo da emancipare sempre di più la provincia dalla Capitale.

La nota positiva del convegno mi è parso il convegno in sé, in quanto si è affrontato il problema, e si sono ascoltati degli impegni. Il Presidente di MET.RO. SPA, Stefano Bianchi, ha detto che i programmi sono i seguenti: subito apertura della stazione di Montebello; entro qualche mese nuovi treni; entro 18 mesi funzionamento della tratta urbana (ovvero maggiore velocità e frequenza dei treni) fino a Riano; entro 3 anni miglioramento di tutta la linea fino a S. Oreste.

Qualcosa, specie nei meccanismi di collaborazione e informazione tra Enti amministrativi da un lato e Municipi e cittadini dall’altro, va ancora messo a punto, ma secondo me non siamo messi male. Va coinvolto il Parco di Veio che può essere un prezioso alleato per i sindaci e per i pendolari di tutta la zona Flaminia. Erano presenti il Sindaco di S. Oreste, e quello di Rignano, a quest’ultimo va il merito di avere concretamente organizzato l’iniziativa.

Altri Sindaci non c’erano. Treni, stazioni, posteggi di scambio, quisquilie e pinzillacchere?

Grazie al “Corriere del Tevere”

Il  “Corriere del Tevere” ha pubblicato in prima pagina il mio articolo “ Il treno dello sviluppo ” sul numero di settembre, e la Lettera al Sindaco di Rignano sul numero di dicembre.

Il problema, sollevato da numerosi soggetti, e per il quale sono state anche raccolte centinaia di firme, è: “DOTARE I PAESI DELLA VIA FLAMINIA DI UN SERVIZIO FERROVIARIO EFFICIENTE”. Qualcosa si sta muovendo, il primo passo è un convegno che si terrà Venerdì 13 gennaio a Rignano Flaminio con la presenza di personaggi politici di primo piano della nostra zona.

LEGGI QUI IL MANIFESTO DEL CONVEGNO

Per il Consiglio Direttivo del Parco

COMUNE DI CASTELNUOVO DI PORTO

 

Adunanza del Consiglio Comunale in data 20/12/2005

 

Mozione: “Indirizzo per la designazione di candidato nel Consiglio Direttivo del Parco di Veio”

Presentata dal Consigliere Enrico Pane

RELAZIONE

Il nostro paese, Castelnuovo di Porto, ha alle spalle una storia e una cultura che – seppure costantemente “messe in ombra” dalla “grandezza di Roma” – non devono e non possono essere trascurate.

La vicinanza di Roma a Castelnuovo di Porto ha rappresentato nel corso dei secoli passati, lo sfondo imprescindibile di ogni vicenda del Paese, che tuttavia non ha impedito alla popolazione locale di sviluppare un proprio autonomo percorso esistenziale, un insieme di attività lavorative, usi, costumi, linguaggio, che, nel sentimento generale, prende il nome di “cultura”.

La comune accezione del termine “cultura”, con i segni obbligatori che ne confermano l’esistenza, quali il linguaggio scritto, una letteratura, una economia ecc., altro non è che la cultura dei popoli vittoriosi, i segni visibili di coloro che hanno sconfitto altri popoli, vinti e perciò invisibili ai posteri.

Ciò non significa che i popoli sconfitti, o i popoli da sempre subalterni, come sono senza colpa i Castelnuovesi a causa della vicinanza dell’Urbe, debbano per sempre abdicare alla cura e alla conservazione delle tracce del loro passato, che sono, seppure non scritte, seppure di importanza in assoluto “minore”, sicuramente definibili come “cultura”.

In un mondo che, proprio perché globalizzato nelle merci e nei saperi tecnici, ha la assoluta necessità di provvedere alla conservazione attenta delle diversità locali, la ricerca e la conservazione dei “segni” del passato sono il compito primario e basilare della conduzione politico – amministrativa locale.

Ciò è oggi tanto più possibile, quanto più il modello culturale o multiculturale urbano di stampo occidentale è in crisi profonda, e la “cultura metropolitana” romana, lungi dall’essere più un modello, mostra con evidenza il ribaltamento della qualità di vita dei suoi cittadini, rispetto agli abitanti dei sobborghi: oggi si vive meglio a Castelnuovo di Porto rispetto a Roma, fatto del tutto impensabile solo alcuni decenni fa.

La condizione e il patto da stipulare affinché l’onda lunga della Metropoli non finisca per sommergere le nostre lande sub-urbane – ieri arretrate e, come detto, subalterne, ed oggi invece privilegiate – è la autonomia gestionale ed economica del territorio, da farsi con la robusta consapevolezza della identità locale, senza conferimento di deleghe o potere a chi non può identificarsi totalmente con il nostro territorio.

Nell’ottica fin qui introdotta, assume particolare rilievo e importanza la gestione amministrativa del Parco di Veio.

Il Parco, tra i soggetti recenti come istituzione (meno di 10 anni), copre esattamente il 34,6% del territorio comunale castelnuovese, circa 1000 ettari su 3000 di tutto il Comune. Solo queste cifre sono già sufficienti a dirne l’importanza. Ma c’è di più, molto di più.

I territori di Castelnuovo all’interno del Parco sono per una buona parte pubblici, e questo deriva proprio dalla storia e dalla cultura antica castelnuovese. Essi erano le terre della Università agraria, termine contratto di “Universalità”, ovvero erano le terre date in uso alla comunità contadina dal Signore del Castello, per intenderci. Oggi sono del Comune, cioè di tutti, e ad esse sono legati profondamente i castelnuovesi nativi, i ricordi dei loro antenati, le immagini della antica vita del paese che ho avuto la fortuna di ascoltare.

Ai territori del Parco, in buona sostanza, sono vincolati quei valori castelnuovesi che, proprio perché fatti di radici culturali, proprio perché intangibili, non sono in alcun modo commerciabili per nessuna Comunità. Ove ciò avvenisse, allorquando per motivi diversi o contingenti, per caso o per necessità, una comunità locale derogasse da questo principio, mettesse – poco o tanto – sul mercato la sua storia, a quel punto la mia opinione è che la Comunità stessa avrebbe contrattato la sua fine, iniziato l’irreversibile cammino verso la sparizione.

Ma ancora: gli svantaggi di ieri, e quindi la mancanza di infrastrutture “civili” e la natura agricola dei territori che oggi sono perimetrati dal Parco, possono e sono già oggi le solide basi di uno sviluppo economico nuovo e diverso, verso il quale nazioni più evolute già si indirizzano da tempo, che ha soltanto necessità di essere strutturato e coadiuvato da chi governa il territorio. Mancano oggi i pezzi di carta, insomma, non le forze e le capacità né il mercato. Manca una gestione amministrativa aggiornata e sincronizzata con le nuove forme della economia possibile, quando normalmente, in tali casi, avviene il contrario: ci sono i progetti di carta, ma mancano le persone e la cultura di base.

Risulta a questo punto sufficientemente esplicitata la importanza che il Consiglio Direttivo del Parco di Veio, che prossimamente andrà ad essere insediato dal Consiglio Regionale del Lazio, e che durerà ben 5 anni, risulti composto da persone che, sui concetti e sui principi sopra espressi, offrano le garanzie più ampie. Almeno le nomine (tre) che competono alla “Comunità del Parco”, ovvero ai Sindaci, saranno espressione della storia e della cultura locale.

Certamente a Castelnuovo di Porto non compete automaticamente la nomina di un suo diretto rappresentante nel Consiglio Direttivo. Tuttavia Castelnuovo di Porto, ovvero il suo Consiglio Comunale per i criteri, e successivamente il suo Sindaco per la individuazione della persona, ha non solo il diritto, ma il dovere di fare il possibile affinchè il Parco sia nelle mani delle giuste persone.

12/12/2005

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